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RASSEGNA DI PRIMAVERA
Maggio - Giugno 2010





Artisti a confronto

«Il cinema è l'unica forma d'arte
nella quale le opere si muovono
e lo spettatore rimane immobile.»

Ennio Flaiano


Document Title Sabato 15 maggio ore 21,00 - Domenica 16 maggio ore 18,00 e 21,00

Crazy heart



Titolo originale: Crazy heart

Regia: Scott Cooper

Interpreti: Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Robert Duvall, Tom Bower

Origine: USA 2009

Genere: Drammatico

Durata: 1h e 52'





Trama.    Bad Blake, 57 anni e diversi matrimoni falliti alle spalle, è un’ex star della musica country adesso in bolletta e inseparabile dalla bottiglia di whisky che sbarca il lunario esibendosi per pochi spiccioli in piccoli bar di provincia. L’incontro con Jean, giornalista e madre single, lo porterà a rimettere in carreggiata la sua vita e la sua carriera.

Commento.    Un cantante country in declino che trascina la sua chitarra e il suo fegato ingrossato fra bowling e localacci. Un incontro casuale - una cronista di provincia che vuole intervistarlo, lui quasi non ci crede - che sfocia in amore. Una tournée malinconica e inesorabile come la voce di quel vecchio leone che ha il broncio, il carisma, la simpatia, la vulnerabilità di uno dei più geniali antidivi d'America. Difficile dire se Crazy Heart ci piacerebbe altrettanto senza Jeff Bridges, ma forse la domanda non ha senso perché il film è impensabile senza la presenza quieta e così americana, l'America che amavamo tutti senza eccezioni qualche decennio addietro, di questo attore. Che sembra sempre uguale e invece ogni volta è diverso, come succede solo ai più grandi. È la sua forza che rende gli incontri di cui è costellato il film così toccanti, anche quando sulla carta sfiorano il cliché. È grazie a Jeff Bridges che il vecchio amico Robert Duvall, altro peso massimo, l'ex-allievo che ha superato il maestro (Colin Farrell), e la ragazza-con-figlio troppo bisognosa di stabilità per le sue tendenze autodistruttive (Maggie Gyllenhaal), brillano di quella luce così rara nel cinema Usa d'oggi. The Wrestler, a cui è inevitabile pensare, era un'altra cosa. Ma anche il country somiglia poco al wrestling.

(Fabio Ferzetti - Il Messaggero)



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