Cineclub Namaste
via Ospedale, 4 - Cagliari
RASSEGNA DI PRIMAVERA
Maggio - Giugno 2010
nella quale le opere si muovono
e lo spettatore rimane immobile.»
Ennio Flaiano
Happy family
Titolo originale: Happy family
Regia: Gabriele Salvatores
Interpreti: Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Bu
Origine: Italia 2010
Genere: Commedia
Durata: 1h e 30'
Trama. Ezio è alle prese con una sceneggiatura per un film, ma le vicende dei suoi personaggi faticano a formare una storia coerente: la malattia di Vincenzo, la malinconia di Caterina, l'insoddisfazione di Margherita e la decisione di Filippo e Marta di sposarsi a 16 anni s'intrecciano solo con l'arrivo di Ezio all'interno della sua stessa storia.
Commento.
Più unico che raro, Gabriele Salvatores è un regista italiano che non detesta il caos del mondo. Anzi. "Happy Family" adotta la nostra vita caotica senza moralismi alla Verdone ("Io, loro, e Lara"), senza i lugubri sentimentalismi del cinema amoroso, senza andamenti farsesco-grotteschi. Semplicemente, il film vede l'esistenza irragionevole e complicata, intossicata dalle difficoltà e dalla memoria della cultura, intimorita dalle paure e dalle contraddizioni quotidiane che quasi tutti viviamo: ed esprime la speranza che si riesca nonostante tutto ad essere un po' felici. Una sorpresa, dunque. A sottolineare la natura teatrale della storia, un sipario rosso apre e chiude Happy Family. C'è uno sceneggiatore che volendo scrivere un film sceglie diversi personaggi che parlano direttamente agli spettatori, che come nei "Sei personaggi" di Pirandello intervengono a criticare quanto lo scrittore va scrivendo o a protestare quando l'autore li lascia in sospeso o medita di abbandonarli. C'è la vicenda di due famiglie che nulla hanno in comune ma che s'intrecciano a causa di ragazzo e ragazza sedicenni decisi a sposarsi subito, pronti a rinunciare al propositi che turba tanto le famiglie abituate a prendere sul serio ogni stupidaggine degli adolescenti: mentre le due famiglie si sono ormai incontrate, hanno fatto amicizia, sembrano quasi parenti. C'è uno dei padri, Fabrizio Bentivoglio bravissimo, distaccato e crudele, malato e invaso dal pensiero della morte. C'è l'altro padre. Diego Abatantuono monumentale, capace di diffondere vitalità e calore. C'è una nonna smemorata che ricorda soltanto l'etichetta e la cucina, le regole e le pietanze. L'impresa grande riesce bene: nessuno dei personaggi scivola nella macchina, alcuni sono commoventi, il caos accettato diventa più divertente del vero e socialmente straordinario.
(Lietta Tornabuoni - L’Espresso)
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