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Due poesie di Tagore (da Gitanjali)

Tenaci son le catene, ma il cuore mi duole quando tento di spezzarle,
solo la libertà voglio, ma di sperarla mi vergogno.
Sono certo che in Te vi sono incommensurabili ricchezze,
che Tu sei il mio migliore amico, ma non ho il coraggio
di gettar via i bagagli che ingombrano la mia stanza.
Sono coperto come da un lenzuolo di cenere e di morte,
lo detesto eppure me lo stringo al petto.
Molti sono i miei debiti, grandi le mie mancanze, segreta
e opprimente la mia vergogna; ma quando vengo a chiedere
il mio bene, tremo dal timore che la mia preghiera sia esaudita.


Molti sono i miei desideri e pietoso il mio grido, ma tu mi hai
sempre salvato con duri rifiuti; di questa forte misericordia
è stata intessuta la mia vita.
Giorno per giorno Tu mi rendi degno di quei grandi e semplici doni
che mi desti non richiesto - questo cielo e la luce, questo corpo e la vita della mente -
e mi tieni lontano dal pericolo del troppo desiderare.
Alle volte indugio pigramente, alle volte mi risveglio e mi affretto in cerca della meta;
ma Tu ti celi alla mia vista.
Giorno per giorno, con rifiuti continui, mi rendi degno di esserti interamente accetto,
e mi salvi dai pericoli di un amore debole e incerto.


Non accontentarti di una semplice lettura; la poesia vera ha bisogno di una ripetizione continua. Ne scoprirai la ricchezza e il balsamo.


Francesco Piras s.j.



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