Ricordando Ingmar Bergman
I suoi film mettono a nudo le crisi che caratterizzano la nostra epoca.
Riporto - dal film "Luci d'inverno" - parti del dialogo tra i due protagonisti: il pastore luterano e il suo sagrestano. Il pastore rappresenta il vuoto pauroso della crisi di fede: costretto a compiere i riti in cui non crede più, ad annunciare un messaggio che non gli riscalda il cuore. L'anima pura e semplice del sagrestano gli prospetta il dramma del Cristo al Getsemani e sulla croce.
"Pensi al Getsemani, signor pastore, pensi alla crocifissione. Là tutti i discepoli si erano addormentati, non avevano capito nulla, ed egli rimase solo anche sulla croce. La sofferenza dovette essere grandissima: capire che nessuno aveva capito niente. Ma non era ancora il peggio, signor pastore. Quando il Cristo fu inchiodato sulla croce e vi rimase, tormentato dalle sofferenze, esclamò: <>. Il Cristo fu preso da un grande dubbio, nel momento che precedette la sua morte. Dovette essere quella la più crudele di tutte le sofferenze, voglio dire il silenzio di Dio".
Questa atroce sofferenza permette a Gesù di essere vicino ad ogni uomo che soffre, di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. Basta ricordare di chiedergli aiuto.
"Io pensavo a te nelle mie agonie, io ho versato delle gocce di sangue per te .... Vuoi che mi costi sempre sangue, senza che tu versi lacrime?" (Pascal - Pensiero 553)
Grazie ad Ingmar Bergman!
Francesco Piras s.j.
Se vuoi manda un commento a quest'articolo.