Elogio degli imbecilli
Dedalo rappresenta l'intelligenza creativa, il genio sempre volto a nuovi progetti. Per questo il re Minosse lo incarica di costruire un labirinto.
Nel labirinto era prigioniero il Minotauro, mostro metà uomo e metà toro. Il Minotauro partecipa della natura animale e di quella umana. Ha una forza smisurata; non frena i propri impulsi; non domina il suo potere e i suoi desideri. Il Minotauro è l'essere umano non guidato dalla ragione; siamo noi sino a quando la razionalità non interviene a governare l'istinto. Il sentimento è pericoloso: per questo viene rinchiuso. L'intelligenza di Dedalo (e la sua e la mia) serve a dominare la natura bestiale dell'uomo.
Dedalo viene meno al dovere (aiuta Arianna e Teseo a violare il labirinto); per questo Minosse lo punisce rinchiudendolo nel labirinto assieme al figlio Icaro.
Ma l'intelligenza creativa può affrontare ogni ostacolo e Dedalo non si lascia impaurire: trova il modo di uscire dal labirinto. Con delle piume tessute insieme dalla cera, costruisce due paia di ali. E il padre e il figlio si salvano in volo.
Dedalo ammonisce Icaro di non volare troppo in alto, altrimenti il calore del sole avrebbe sciolto la cera, facendolo precipitare. La fine è nota. Icaro ignorò l'ammonimento paterno e cadde in mare.
I greci hanno espresso così il tabù dell'intelligenza: non è vero che non ha limiti. Li ha e non deve superarli, pena l'autodistruzione. L'uomo deve guarire dal suo delirio di onnipotenza, dall'illusione di poter fare tutto ciò che vuole. Se non capisce questo, prima o poi si distruggerà. Non siamo onnipotenti e non lo diventeremo mai, nonostante la conquista della nostra intelligenza ..... Nessuno di noi vivrà abbastanza per vedere come finirà.
Francesco Piras s.j.
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